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Dr.ssa Silvia Colizzi, Psicologa 

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Articoli e recensioni

DORMIRE BENE?... UN "SOGNO" REALIZZABILE (articolo scritto per Studio Medico Sonnomedica, 2009)

Pubblicato il 23 aprile 2015 alle 16.35

“Il sonno è un’esigenza universale, nessuno può farne a meno, è un bisogno primario, al pari del respirare, del nutrirsi, del comunicare…

La “società dell’informazione” in cui viviamo, ha diffuso in maniera trasversale alcune “verità essenziali” sul sonno.

Oggi, infatti, tutti conoscono l’importanza di un buon riposo per il mantenimento del nostro stato di salute psico-fisica.

D’altro canto in pochi agiscono attivamente per migliorare la qualità del proprio sonno.

A questo fine vogliamo diffondere un po’ di “cultura sonnologica” a chi si rivolge a noi per piccoli o grandi disturbi, sperando di generare maggior consapevolezza sulla

relazione bilaterale: sonno ↔benessere.”

 

COSA SUCCEDE AL NOSTRO CERVELLO ADDORMENTATO?

I cicli del sonno…

“Il sonno è uno stato prontamente reversibile di ridotta reattività e di ridotta interazione con l’ambiente.”

Il sonno non è uno stato unico bensì un processo complesso e ciclico che evolve in modo continuo mostrando una regolare successione di stadi caratterizzati da diversi schemi di attività cerebrale.

Un ciclo completo dura circa 90 minuti e si ripete in sequenza da 4 a 5 volte durante una intera notte.

Ogni ciclo è caratterizzato dalla presenza di due fasi principali:

• La fase Non-REM, o sonno senza movimenti oculari, durante questa fase si ha una calo dell’attività del cervello e il sonno diventa rilassante.

• La fase REM, o sonno con rapidi movimenti oculari, presenta un’attività cerebrale in estremo fermento, mentre il corpo è completamente immobile. Durante questa fase si sogna, si elaborano le informazioni acquisite durante il giorno e si consolidano i ricordi.

Per mantenere una buona qualità del sonno è fondamentale non solo riuscire a dormire un numero sufficiente di ore, ma anche non alterare la sequenza fisiologica delle fasi che lo compongono.

Non tutti però dormiamo allo stesso modo. Le ore di riposo, la qualità del sonno e il passaggio da una sua fase all’altra, sono caratteristiche molto soggettive.

I fattori che influenzano il sonno possono cambiare molto in funzione dell’età, dell’attività lavorativa, dello stress e dei disturbi fisici e psicologici, dal nostro stile di vita e da vari fattori ambientali, oltre che dal nostro comportamento durante le ore diurne.

 

CURIOSITA’ DAL MONDO DELLA SCIENZA

Funzioni del sonno e ricerche.

Il sonno non è una semplice perdita di coscienza, ma è uno stato attivo caratterizzato da un’intensa attività elettrica e chimica del cervello. Durante il sonno, infatti, il nostro cervello continua a funzionare anche se in modo diverso rispetto a quando è sveglio. In maniera semplicistica si potrebbe dire che aiuta l’organismo a ritrovare le energie spese durante la giornata.

Seguono alcune particolari funzioni del sonno, dimostrate da ricerche scientifiche.

 

_ il sonno rafforza l’apprendimento e la memoria . Dormire serve a rimettere ordine nel cervello. Le ricerche hanno dimostrato che il cervello sfrutta il sonno per fare ordine e scremare quanto di inutile ha accumulato durante la giornata, consolidando quindi, in maniera indiretta, le conoscenze che si devono ricordare. Lo dimostrano gli studi compiuti dal team di ricercatori guidato dal professor Giulio Tononi, docente di psichiatria all'università del Wisconsin .

 

_il sonno conferisce al cervello una maggior capacità di regolare le risposte emotive. Senza sonno, i centri cerebrali che regolano le risposte emotive, reagiscono in maniera drammaticamente eccessiva alle esperienze negative. Lo rivela uno studio di brain imaging condotto da ricercatori della Harvard Medical School e dell'Università della California a Berkeley pubblicato su Current Biology .

 

_dormire un sufficiente numero di ore contribuisce a “mantenere la linea”. Una ricerca fatta da un gruppo di ricercatori delle Università di Chicago e di Bruxelles, guidati da Karine Spiegel, ha dimostrato che la durata del sonno può influenzare il livello di due ormoni, la leptina e la grelina, che regolano il senso della fame.

La leptina, prodotta dalle cellule adipose, diminuisce il senso dell’ appetito, mentre la grelina, prodotta dallo stomaco, lo aumenta. Meno si dorme, più aumenta il livello di grelina; più si dorme, più aumenta quello di leptina. In pratica, quindi, quando si perde del sonno è probabile che si mangerà di più e si tenderà a ingrassare. Un ulteriore processo biochimico regolato dal sonno è la produzione dell’ormone Gh (Growth hormon). Meno ore di sonno significano, infatti, anche una ridotta produzione del l'ormone della crescita, la cui carenza può dare un senso di stanchezza. Un ipotesi empiricamente confermata, sostiene che noi potremmo tentare di compensare questo senso di spossatezza cercando in maniera eccessiva del cibo, che ci da momentaneamente l'illusione di quella forza, che senza un sonno sufficiente, non viene recuperata.

Queste sono particolarità del sonno non appartenenti al sapere comune, che però è giusto mettere in luce, perché possono fungere da stimolo ad un maggiore controllo dei propri cicli di sonno-veglia, la cui regolarità è importantissima.

In generale, dunque, dormire bene è necessario per sentirsi riposati ed efficienti di giorno, di contro, dormire poco o male può provocare malumore, svogliatezza e stanchezza, alterato senso dell’appetito, oltre che un peggioramento dello stato generale di salute.


IL RECORD DI VEGLIA ININTERROTTA

Questa è la storia di un esperimento ideato da un ragazzo di 17 anni, che si è trasformato in una ricerca scientifica sulla privazione di sonno.

Nel 1963 uno studente delle scuole medie superiori, Randy Gardner decise di scoprire cosa sarebbe successo al suo corpo se fosse rimasto sveglio dal 28 dicembre all’8 gennaio. Fu seguito da due amici che monitoravano la sua veglia...e negli ultimi 5 giorni anche da due ricercatori.

 

Svolgimento. Il soggetto si svegliò la mattina del 28 dicembre alle ore 6 e diede inizio ad un periodo di veglia ininterrotta di 11 giorni (264). Non utilizzò né farmaci, né caffeina.

Al terzo giorno di veglia Randy diventò irritabile, provava nausea, manifestò problemi di memoria e non fu neppure in grado di seguire la televisione.

Il quarto giorno iniziò a soffrire di ossessioni e stanchezza opprimente.

Il settimo giorno ebbe tremori, il suoi discorsi erano confusi ed il suo EEG non presentava più onde alfa.

Gli esperti ipotizzarono episodi psicotici per gli ultimi giorni.

Questo non si dimostrò, fortunatamente.

Il soggetto quando si addormentò, si svegliò dopo 15 ore e poi non si addormentò nuovamente prima che altre 23 ore fossero passate. I suoi sintomi dopo il primo sonno già cominciavano a placarsi.

Randy non ebbe conseguenze permanenti.

 

Altri esperimenti simili sull’uomo. Nel 1896 i dottori J. Allen Gilbert e George Patrick avevano mantenuto sveglie tre persone per novanta ore. Dopo la seconda notte, uno dei soggetti ebbe delle allucinazioni, altri due soffrirono di paranoia, ma nessun effetto secondario di lunga durata.

Tutti gli studi sull’uomo fatti finora hanno dimostrato che, grazie a buoni meccanismi di regolazione della temperatura corporea e una buona regolazione metabolica, non si verificano danni permanenti al cervello dei soggetti sottoposti a veglie forzate. Di contro, però, le funzioni cognitive sono fortemente compromesse e quindi l’uomo perde temporaneamente la capacità di una normale interazione con l’ambiente esterno e non può condurre una vita sicura per la sua incolumità e talvolta non solo la sua...

Gli studi hanno indicato che dopo essere stato sveglio per 17 ore consecutive, il corpo umano si comporta come se la persona avesse bevuto, circa, due bicchieri di vino .


 

I PRINCIPALI DISTURBI DEL SONNO

I medici del sonno hanno identificato più di cento tipi diversi di disturbi del sonno.

Distinguiamo innanzitutto due categorie:

LE DISSONNIE

Interferiscono con l’inizio o con la continuazione del sonno, ne provocano quindi un'alterazione della quantita', della qualita' o del ritmo:

• Insonnia, è il disturbo più comune. E’ caratterizzato da almeno uno dei seguenti sintomi: difficoltà ad addormentarsi, diversi risvegli durante la notte, stanchezza diurna nonostante un sonno apparentemente normale.

• Ipersonnia, e' un disturbo del sonno che ha come caratteristica la "necessità" di dormire un numero di ore superiore alla media (a volte anche di molto).

• Narcolessia, e' un disturbo del sonno caratterizzato da un'eccessiva sonnolenza durante il giorno che si avverte nonostante la persona abbia dormito sufficientemente la notte.

• Disturbi del sonno legati alla respirazione (comprendono la sindrome delle apnee ostruttive in sonno e il russamento)

• Disturbo del ritmo circadiano del sonno (comprende la sindrome da jet-leg, dei lavoratori turnisti…;)

 

 

LE PARASONNIE

Comprendono:

• Disturbo da incubi, a differenza del pavor nocturnus, dopo l'incubo abbiamo un completo risveglio, e memoria del sogno.

• Terrore nel sonno (Pavor Nocturnus), si manifesta con un brusco risveglio spesso accompagnato da urla, pianto, tachicardia, tachipnea (accelerazione del ritmo del respiro), sudorazione e pupille dilatate, senso di angoscia.

• Sonnambulismo, e' un disturbo del sonno che porta la persona (il sonnambulo), a compiere azioni come camminare, mangiare, stare seduta sul letto, ecc. mentre sta ancora dormendo, senza quindi rendersene conto

• la sindrome delle gambe senza riposo, e' caratterizzata da una sensazione di fastidio alle gambe, che la persona avverte nel momento in cui va a dormire. Più precisamente le sensazioni sono:

formicolio, crampi, irrequietezza, prurito, a volte anche solo difficoltà a tenerle ferme, ed un bisogno irresistibile di muoverle, quest’ultimo corrisponde ad un disturbo chiamato:

o la sindrome da movimenti periodici delle gambe durante il sonno

• Bruxismo (o digrignamento dei denti), e' un disturbo purtroppo ormai molto diffuso e consiste nello sfregare tra di loro i denti, senza accorgersene.

• Enuresi notturna, è la difficoltà o l'incapacità' di controllare la fuoriuscita di urine durante il sonno.

Rimandiamo al nostro sito : http://www.sonnomedica.it/ per approfondimenti.

 

CONSIGLI PREZIOSI…

Esistono una serie di comportamenti che se messi in atto possono favorire il sonno notturno.

I principali sono:

• Cercare di coricarsi e svegliarsi ogni giorno alla stessa ora, possibilmente anche la domenica

• Non praticare esercizio fisico a ridosso dell’ora in cui andate a dormire

• Svolgere attività rilassanti prima di andare a letto

• Evitare di riscaldare troppo la camera da letto, la temperatura ideale è tra i 18 e i 20 gradi

• Non guardare l’orologio durante la notte

• Non assumere sostanze eccitanti come caffeina, teina o nicotina nelle 6 ore prima di coricarsi

• Moderare l’uso di alcolici soprattutto prima di andare a letto

• Evitare di dormire durante il giorno o se se ne sente la necessità fare un breve “pisolino” che non superi la mezz’ora nel primo pomeriggio

• Non tenere in camera TV, computer o altri strumenti che emettono onde magnetiche

• Non rigirarsi nel letto se non si riesce a dormire, è meglio alzarsi, leggere qualcosa, fare degli esercizi di respirazione e tornare a letto dopo un po’

• Non andare a dormire con l’ansia di non riuscire ad addormentarsi

 

DIAMO UN PO’ DI NUMERI

Statistiche sul rapporto tra gli italiani e il sonno.

Sono cifre significative quelle che emergono dalle ultime statistiche relative al sonno degli italiani :

• Il 13% della popolazione italiana, equivalente a 6 milioni di persone, ha sperimentato, almeno per un periodo della propria vita disturbi legati al sonno, che vanno da un “sonno non riposante”, alla vera e propria insonnia.

• Il 4% della popolazione italiana, quindi 4 milioni di persone, soffrono di disturbi del sonno in maniera frequente.

• Il 73% di questi 4 milioni di italiani, non si è mai rivolto a nessun medico specializzato in medicina del sonno per indagare meglio l’origine dei disturbi e per seguire una cura.

• Sembra che le donne italiane ne soffrano più degli uomini: infatti la percentuale sarebbe circa il 60% per le donne ed il 40 % per gli uomini.

• Si soffre di più in città che in campagna. Nelle città grandi e medie la percentuale sarebbe del 63% contro il 37% della campagna e delle piccole cittadine e paesi.

• La collocazione geografica è: 37% al Nord, 31% al Centro e il 32% al Sud e nelle isole.

 

CONCLUSIONI

Sia la ricerca di base, che quella clinica, continuano a affrontare nuove sfide per capire il funzionamento del nostro cervello durante le ore di sonno e indaga gli effetti della privazione del sonno, sia essa causata dall’ insonnia o dall’ impossibilità di trascorrere sufficienti ore addormentati.

La medicina, la psicologia, le neuroscienze sono coese nella ricerca di risposte, soluzioni o semplici consigli per far si che sempre meno persone soffrano di disturbi legati al sonno e godano di un maggior benessere nella loro vita quotidiana.

 

Categorie: Psicobiologia/Neuroscienze/Medicina

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